ECCO PERCHÉ MILANO STA SBAGLIANDO TUTTO

ECCO PERCHÉ MILANO STA SBAGLIANDO TUTTO

E perché le persone ragionanti, se ce ne sono ancora in giro, dovrebbero rivedere le proprie posizioni.

Dimentichiamoci per pochi minuti dell’ideologia e della nostra appartenenza politica. Cerchiamo unicamente di fare un semplice ragionamento strategico ed economico.

Il Comune di Milano basa praticamente l’80% delle sue politiche sulla mobilità. In questo periodo di estrema emergenza, invece di sostenere le imprese del proprio territorio, spinge ancora di più l’acceleratore su un’evoluzione della città da produttiva a svago-turistica.

Sta infatti per essere lanciato un piano straordinario di blocco stradale (pedonalizzazioni totali, a ore, chiusura di accessi, limitazioni di carreggiate…) per sostenere questa politica.

Tutto bello, giusto? Avremo una città più a misura d’uomo, andremo tutti in bici ovunque e senza pericoli, respireremo finalmente aria buona. Cosa c’è che non va?

Tutto. E sappiate che noi amiamo le bici, speriamo in un futuro pulito e preferiremmo che i nostri figli corressero nei prati piuttosto che sull’asfalto. Amiamo anche cenare fuori con gli amici e prenderci un bell’aperitivo alla fine del lavoro.

Fatta questa doverosa premessa passiamo al ragionamento. È importante seguirlo liberi da pregiudizi. È importante per noi e, soprattutto, per i nostri figli. Dedicategli qualche minuto della vostra vita, stiamo parlando del nostro e vostro futuro. Alla fine, se vorrete, restate pure sulle vostre posizioni. Ci mancherebbe.

Milano, la sporca, nebbiosa, grigia e fumosa Milano ha creato con la sua struttura imprenditoriale e di servizi una crescita inarrestabile di benessere. Non solo per i propri cittadini, ma per l’intera nazione. Una città che è stata capitale dell’Impero romano d’Occidente e poi capitale del Regno d’Italia sotto Napoleone. Una terra che ha visto una crescita inarrestabile dal dopoguerra e che, guarda caso, ha cominciato a entrare in crisi una manciata di anni fa.

Cos’è successo durante questa evoluzione? Esattamente quella riconversione di cui parlavamo prima e che sta diventando, in questi ultimissimi anni, sempre più evidente.

Giusto per tornare alla logica, se basi tutte le tue politiche espansive sul tenere in piedi decine di migliaia di ristoranti, sul modificare tutta la città per dargli spazio, per la maggior parte degli altri settori sarà un disastro. L’economia è come una bilancia, se alzi un piatto, l’altro si abbassa.

Cominciamo: i ristoranti per prosperare hanno bisogno di clienti. E quegli stessi clienti hanno bisogno di risorse economiche per potersi permettere cene, aperitivi, ritrovi. Fin qui penso che tutti ci troviamo d’accordo.

Il comparto turismo, in Italia, vale circa il 12% del Pil. Immaginiamo che Milano sia più brava di chiunque e arrivi a generare il 15% a livello locale, anzi, vediamo di essere ancora più utopici, diciamo il 20% o il 25%. Milano non è esattamente una città d’arte, pur essendo bellissima, ma decidete pure voi a che percentuale potrà arrivare.

Per dare spazio a locali, manifestazioni e spazio/persona la giunta ha così intrapreso una vera e propria guerra ideologico/economica: quella contro le auto. Bene, essendo quello il nemico principale, parliamone.

A tutti fanno schifo le auto, giusto? Bene, il comparto auto in Italia vale circa le stesse percentuali di Pil del turismo e, considerato tutto l’indotto, molto di più. Quindi, calcolando il solo impatto su questo settore, quella guerra farà si che produttori, concessionarie, benzinai, gommisti, rappresentanti, startup innovative, industria della componentistica, artigiani, tutto l’aftermarket… ma anche servizi come assicurazioni, agenzie pubblicitarie che hanno quel mondo come clienti e i media che intercettano gli investimenti; le banche che guadagnano su finanziamenti e leasing e migliaia di altri soggetti, verrano immolati sotto la bandiera di bar e ristoranti. Non parliamo poi di tutto il movimento legato alla logistica che sposta milioni di pacchetti e merci ogni giorno. Stiamo facendo un ragionamento economico, ma rendere impossibile la mobilità cittadina impatterà anche sui mezzi di servizio: chiamate la polizia, un’ambulanza, i vigili del fuoco? Prima di arrivare ci metteranno ore.

Poi puoi anche togliere tutti i parcheggi seminando gazebi e tavolini e strisce colorate, ma devi allo stesso tempo dare un’alternativa ai tuoi cittadini. Cosa dovrebbero fare dei loro mezzi, dargli fuoco? A Milano abbiamo un eccellente servizio di trasporto ma, purtroppo, è quasi già alla massima capienza negli orari di punta e non può lievitare come una torta. Quindi ci si muove così, giusto per avere un po’ di like sui social, ma le alternative? Zero.

Ammettiamo anche che di tutto questo mercato non ve ne importi nulla, muoia tutto il mondo dell’auto e qualsiasi cosa gli giri intorno! Ok, vada. Il problema è che tutte quelle realtà lasciate a boccheggiare o fallite lasceranno molti imprenditori e famiglie sul lastrico: meno cene fuori, meno figli che studieranno e che andranno a farsi un meritato aperitivo alla sera. Per mancanza di risorse verranno quindi messi in crisi gli stessi ristoranti che, a loro volta, saranno costretti a chiudere.
E, attenzione, non stiamo parlando solo del comparto auto, ma basta anche solo questa battaglia ideologica per far saltare tutto il sistema.

Poteva essere finita qui? No, purtroppo c’è di peggio. I mancati introiti comunali, regionali e statali dati dalla perdita di quel settore provocheranno danni anche a tutta l’amministrazione pubblica. Perdita di posti di lavoro e di supporto alle categorie più deboli e, a cascata, sempre meno risorse per sostenere sanità, disabili, anziani, gestione dell’immigrazione, forze dell’ordine, servizi essenziali… Ricordiamo che, già oggi, ci sono città che stanno decidendo di spegnere l’illuminazione serale per abbassare i costi. Insomma, non navighiamo nell’oro.

Ci ritroveremo quindi con una città in gravissima crisi che abbasserà il livello dei servizi e delle manutenzioni, che avrà sempre meno risorse per organizzare mostre e mantenere strade e palazzi e sarà sempre meno attrattiva anche nei confronti dell’estero. Questo significa meno fiere, meno occasioni di lavoro, meno incontri, meno moda… Il Comune partecipa anche al sostentamento dell’azienda trasporti. Quando andrà a secco fermeremo i mezzi? o metteremo i biglietti a 3, 4, 5 euro?
Le risorse andranno così cercate all’estero e pian piano, venderemo a pezzi i nostri gioielli più inestimabili.

Vi prego, fate molta attenzione a intervenire su variabili così complesse. L’economia è totalmente interconnessa e gli effetti domino sono sempre successi nella storia. Non è il momento di giocare con le aiuole, quello possono permetterselo solo economie molto forti. E, notizia, noi non lo siamo.

È finita? ancora solo qualche riga di pazienza. Tutte queste politiche sarebbero state completamente miopi e strategicamente distruttive in tempi di vacche grasse, ma il destino ha deciso di accelerare il tutto con una pandemia.
Quando cominceranno i ristoranti a tornare ai massimi di affluenza? Ma soprattutto, quando torneranno i businessman e le grosse ondate di turisti internazionali? Nel primo caso ci vorranno mesi, nel secondo dovremo sorpassare la metà del prossimo anno. Quanti esercizi commerciali hanno la forza economica di sopravvivere a queste pause? E la nostra risposta competente e professionale quale sarebbe? Mettere in crisi interi altri settori e centinaia di migliaia di cittadini? Dite pure voi se possiamo permettercelo.

Trovate sia un ragionamento di destra, trovate sia di sinistra o forse democristiano? Beh, sappiate che è semplicemente economia della sopravvivenza.

Se non fermiamo subito queste politiche, sappiate che non ci darà alcuna soddisfazione trovarci con una città distrutta a dirvi: “noi ve l’avevamo detto”.