MOVIDA! SOLO QUANDO LO DICO IO

MOVIDA! SOLO QUANDO LO DICO IO

Sentire il sindaco pronunciarsi contro la movida e un po’ come se il Papa facesse messa bestemmiando.

Questo è successo ieri e ha lasciato completamente senza parole la parte pensante della città. Ma come? Il sindaco del Luna Park cittadino, che ha passato con la sua giunta mesi e anni a spingere l’apertura dei bar e assembramenti impazziti in ogni angolo della città, si stupisce e si arrabbia?

Ascoltare dichiarazioni come: io sto dalla parte di chi lavora e non di chi si diverte, dopo che il Comune, per anni, ha fatto l’esatto contrario, è francamente singolare.

Nemmeno la scusa del coronavirus ha senso in questo caso, stiamo parlando del sindaco che in pieno inizio pandemia incitava a fare come se nulla fosse con il tam tam del “Milano non si ferma”.

Adesso si stupisce se quattro ragazzini ballano in via Bixio? Se sui Navigli si sono creati assembramenti? Chissà di che politica sono figli quei comportamenti.

E così partono i vigili, si scatenano diffide e proclami sostenuti dai media amici. Chiunque a Milano sia stato sottoposto a Movida selvaggia, a intere occupazioni di suolo e carreggiate stradali, per ore, a urla e canti sguaiati fino alle 4 di mattina (gente che poi si alzava alle 6, sai com’è), ecco, quelle stesse persone si sono arrese a non frequentare più i consigli di municipio per chiedere il minimo rispetto delle regole. Dall’altra parte nessuno si degna neanche di ascoltare. Non parliamo di chiamare le forze dell’ordine per far rispettare norme e leggi esistenti. I vigili sono stati convinti a non muoversi (sapete, è pericoloso).

Forse se i 1.100 agenti schierati in queste ore da Milano per fare rispettare i divieti, fossero stati inviati anche negli ultimi anni, avremmo permesso a cittadini, famiglie e lavoratori di vivere decentemente e non veder crollare i valori degli immobili acquistati con fatica.

Poi fa particolarmente specie che lo stesso sindaco abbia sbraitato contro quattro ragazzini ma, due giorni dopo, ha solo sussurrato (e solo dopo che gliel’hanno fatto notare) contro gli assembramenti, molto più pericolosi, per l’arrivo di Silvia Romano. Non vogliamo assolutamente entrare nella vicenda, ma dov’è la differenza? Aspettate, in effetti una differenza c’è. Molti di quelli erano giornalisti e, se il sindaco perde anche la stampa amica, è finita.

Intere zone di Milano, fino al lockdown, erano diventate Far West, valevano solo le regole che l’amministrazione considerava cool. Ovviamente fermare la criminalità capace di paralizzare interi quartieri o far rispettare norme di minima (tipo non bloccare le strade, non spacciare, non urlare a qualsiasi ora della notte, non parcheggiare in doppia e tripla fila, non distruggere le auto in sosta, non lasciare le strade come discariche a cielo aperto, non intralciare il passaggio dei mezzi di soccorso…) non rientrano in categorie trendy per questa amministrazione.

Però oggi il sindaco ci dice, con piglio da papino autoritario, che, o ci comportiamo bene, o ci chiude tutto. È un ultimatum! Tiè.
Chiunque voglia ergersi a ruolo di papà sappia che il punto 1 è, e rimane, dare il buon esempio.

Quindi, mi raccomando, seguire gli ordini del sindaco: a lavorare! a lavorare! in bici, ovviamente.